Nota di Marco Ruggeri sulla situazione del Porto

In questi giorni abbiamo assistito ad un balletto veramente bizzarro nel centro destra, tutti contro tutti sul porto: Forza Italia, Tamburini, Lenzi.

Viene quasi da sorridere, nel vedere Forza Italia che chiede a Roberto Piccini di dimettersi da Presidente dell’Autorità Portuale, immediatamente dopo che il Ministro Matteoli, devo dire con grande correttezza istituzionale, ha specificato che non è sua intenzione commissariare il Porto di Livorno.
Gli argomenti portati da Forza Italia sono sempre gli stessi di due anni fa, trovati infondati da diversi tribunali a cui sono stati presentati i ricorsi contro la nomina. Si tenta di far passare un messaggio strisciante per collegare nell’immaginario collettivo Roberto Piccini ancora alla Compagnia Portuali in maniera da colpire entrambi i soggetti e di legare questo ad un tema molto serio, la capacità di apertura del Porto nei confronti delle imprese che vogliono investire.

La perla però è stato l’intervento di Bruno Lenzi, sul cui operato come amministratore giudicherà la magistratura, ma che come moralizzatore viene decisamente male. Nel merito delle singole questioni ha chiarito bene Roberto Piccini, spettava a lui farlo, ma mi pare evidente che Forza Italia a Livorno ha un problema che l’assilla ogni volta che va a governare il Paese: utilizzare questa posizione per gestire il potere nel Porto di Livorno. Ci hanno provato con Lenzi Commissario, hanno combinato un disastro: sulla Porto 2000 è intervenuta la magistratura, portando alla luce cose che, se fossero confermate, danno l’idea di una gestione da quarto mondo della cosa pubblica. Insomma, hanno platealmente fallito salvo poi scaricare Lenzi di fronte ai primi avvisi di garanzia. Capisco pertanto Tamburini che invita i colleghi di schieramento alla calma e lancia una sfida che non è solo al Presidente dell’Autorità Portuale, ma alla città: giudicheremo sui fatti.
Sfida accettata.

Misuriamoci sul futuro del porto, su come uscire da questa crisi con le scelte giuste per riagganciare la ripresa quando mai ci sarà e con un tema, che pongo da tempo: come ci rapportiamo con gli investimenti necessariamente privati per rilanciare il Porto di Livorno? Quali strumenti per evitare un’asta locale, dove il massimo dell’innovazione è concorrere sugli stessi traffici che già ci sono nel Porto di Livorno? Da questo meccanismo potremmo uscirne tutti più poveri, la mia principale preoccupazione è che rischiamo di arrivare in maniera strisciante ad una competizione, non sulla qualità dei servizi forniti, ma sul costo della manodopera.

La rivisitazione delle concessioni, iniziata da tempo, quindi non una risposta estemporanea alle polemiche, è un atto di grande trasparenza all’interno del percorso sul PRG del Porto, aiuta a sostenere un ragionamento forte che questa città ed il suo Porto devono fare a tutto il mondo imprenditoriale, dicendo con chiarezza che chi ha risorse da investire, piani industriali credibili e nuovi traffici da portare, deve presentare i suoi progetti e troverà spazi per realizzarli.

Purtroppo, la partita a cui si mira con queste polemiche e che ha come corollario le alleanze vere o nascoste di questa campagna elettorale, è un’altra: chi comanda in Porto, con una aggravante che si tenta di farlo sulle spalle dei lavoratori. A me questo gioco non interessa, se la veda il centro destra con le liste civiche fiancheggiatrici, mentre sono molto interessato ad aprire in città una riflessione su come dare un futuro a chi lavora e intraprende nel Porto di Livorno.

Marco Ruggeri
Segretario Territoriale del PD

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