Intervento introduttivo all’Assemblea aperta del PD del 12 febbraio.

Con la convocazione di questa Assemblea aperta vogliamo offrire un momento di confronto, dibattito e di mobilitazione alla luce delle vicende degli ultimi giorni nella convinzione che il Partito Democratico debba dare segnali immediati, e lo abbiamo fatto partecipando ai presidi sotto le prefetture lunedì scorso, in difesa dell’ordinamento costituzionale ed esprimendo solidarietà al Capo dello Stato per il pesante attacco subito.
La mobilitazione di oggi pomeriggio a Roma con l’intervento di Scalfaro è un ulteriore risposta, pacata e composta, a questo attacco.
Abbiamo affrontato questa vicenda con sgomento e costernazione, di fronte all’inaudita strumentalizzazione di una tristissima vicenda umana, e anche oggi credo dobbiamo trasmettere alla famiglia di Englaro il nostro cordoglio e la nostra solidarietà.
Il Capo delle Stato si è dimostrato ancora una volta il garante dei fondamenti dello stato democratico e dell’ordinamento costituzionale di fronte ad un capo del governo che ha inteso porsi ancora una volta al di sopra e al di là della legge.
Il fatti della cronaca degli ultimi giorni sono noti:
Nel caso Englaro la magistratura, a seguito di un iter lungo e complesso che ha visto numerosi passaggi tra i quali una sentenza sulla quale la magistratura si era espressa con sentenze definitive emesse da tre ordini di giudici (civili, amministrativi, costituzionali) sulla base del principio garantito dall’art. 32 della costituzione secondo il quale: Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana” principio garantito e riaffermato anche dall’art. 13 della costituzione stessa, ossia il principio fondamentale dell’habeas corpus dei diritti inviolabili della persona.
La sentenza della magistratura ha colmato un vuoto lasciato dalla legislazione e dalla politica, un vuoto che non permette, nel nostro ordinamento, di rifiutare, se in condizioni di non possesso di coscienza, terapie estreme di mantenimento in vita. Un vuoto legislativo contro il quale si è a lungo battuta la famiglia Englaro (vedi la lettera a Berlusconi del 2004) e sul quale la politica non ha dato risposte.
La risposta di Berlusconi è arrivata dopo molte oscillazioni, dopo la mobilitazione della gerarchia cattolica e dopo una fugace sguardo ai sondaggi. L’occasione si è presentata ghiotta per fare di una emozione collettiva, in parte anche indotta da una campagna mediatica, un mezzo per raggiungere diversi obiettivi:
– il rifiuto del ruolo di garanzia istituzionale e di controllo del capo dello stato sul potere di decretazione di urgenza del governo;
– ammettere la possibilità per il potere esecutivo di impedire l’attuazione di sentenze passate in giudicato dal potere giudiziario (sentenze che sono andate a colmare un vuoto legislativo su cui più volte era stata avanzata richiesta di attenzione da parte della stessa famiglia Englaro);
– affermare la decretazione di urgenza come prassi per esautorare i poteri del Parlamento;
– creare un conflitto istituzionale con la più alta carica dello Stato, con la figura di garanzia di unità nazionale e di rappresentanza collettiva del popolo italiano e la volontà di piegare questa figura istituzionale al ruolo di esecutore di una parte politica.

Bene ha fatto il capo dello stato a mantenere alto il profilo delle istituzioni e a fermare questo disegno, non ravvisando nel decreto in preparazione i requisiti di necessità ed urgenza previsti dall’art. 77 della costituzione ed evitando un danno irreparabile all’ordinamento istituzionale del paese.
Si è arrivati quindi alla discussione sullo strumento legislativo sul testamento biologico in un clima reso teso da polemiche asprissime, che hanno segnato in parte una differenziazione anche dentro il nostro partito.
Credo che l’epilogo della vicenda, con le urla scomposte verso i parlamentari dell’opposizione, abbiano lasciato in larga parte dell’opinione pubblica una sensazione di sgomento e sfiducia.
Un paese moderno e civile, per confrontarsi su temi eticamente sensibili quali quelli legati all’inizio e alla fine della vita, al diritto di cura e di tutela dei più deboli, alle prospettive che apre il progresso della scienza e della medicina ha bisogno di clima sereno, di un confronto approfondito, di un Parlamento in cui si riescano a trovare mediazioni alte nel rispetto delle diversità delle posizioni e delle credenze e fedi religiose.
Le donne e gli uomini del nostro paese hanno il diritto ad una politica che riesca ad accostarsi a temi inquietanti e dolorosi senza urla e lacerazioni e senza abiurare ad un ruolo di risposta ai bisogni della società italiana, al bisogno di dare norme e regole nel rispetto della dignità delle persone, dei medici, dei familiari.
Hanno diritto ad avere dalla politica risposte e non ulteriori elementi di divisione, lacerazione, radicalizzazione delle posizioni.

Esattamente l’opposto di quanto hanno fatto il governo e il primo ministro, per i quali probabilmente generare elementi di confusione, di allarme e soprattutto di divisione tra gli italiani fa parte dell’humus nel quale spera di trovare consenso e voti
Il progresso medico e scientifico deve confrontarsi con il limite umano, non tutto quello che si può fare è giusto che venga fatto, come ci ricorda Rita Levi Montalcini: scienza, tecnica, medicina devono essere al servizio del progresso e dell’arricchimento delle potenzialità umane, devono essere utili per progredire nel benessere, nel mantenimento della salute e dell’efficienza fisica, devono garantire ai portatori di handicap, ai più anziani, ai malati le cure e i percorsi per una vita il più possibile dignitosa ed autonoma, devono, a parere mio, fermarsi quando il protrarsi delle cure si configura non più come percorso terapeutico e riabilitativo, ma come accanimento terapeutico lesivo della dignità della persona e della sua volontà di opporsi al trattamento stesso.
Abbiamo bisogno di discutere, con serenità, dentro il nostro partito intorno a questi temi sapendo che possono esservi, e lo abbiamo visto in questi giorni, elementi di differenziazione. Elementi di differenziazione che non possono però ridursi alla afasia, al non pronunciamento, alla non presa di posizione.
Ci sono numerosi disegni di legge depositati in Parlamento sul testamento biologico, io sono tra coloro che vedono nel disegno di legge del governo un passo indietro di fronte alla possibilità di arrivare ad una formulazione soddisfacente di testamento biologico, condivido la tesi del Prof. Veronesi, secondo la quale non individuare nel trattamento di nutrizione ed idratazione come trattamento terapeutico porta ad un arretramento rispetto allo stesso convenzione europea di Oviedo.

Credo che più che mai, di fronte alla vicenda di questi ultimi giorni, vediamo come abbiamo necessità che la legislazione faccia riferimento ad una concezione laica della politica e dello spazio comune del confronto, sappia coniugare libertà ed responsabilità delle persone.
Quando la legislazione sposa un principio confessionale, come avviene nel caso ad esempio della legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita (anche qui opinioni che possono non essere condivise fino infondo, ritengo sia giusto offrire anche spunti di discussione) assistiamo nella pratica della vita civile ad un venir meno proprio di quei principi che si volevano salvaguardare: da indagini epidemiologiche, a 5 anni dall’entrata in vigore della legge sappiamo che sono diminuite le gravidanze e le nascite, che sono aumentati le interruzioni di gravidanza, le gravidanze plurime e i rischi per neonati e mamme, il turismo procreativo.
Allora rispetto per la vita, e io credo di essere, come molte persone laiche, profondamente rispettosa per la vita soprattutto quella concreta di donne, uomini, bambini, persone vuol dire riuscire in ogni epoca a dare risposte che la società ci chiede, cercando di essere, possibilmente, un passettino più avanti anziché tre passi indietro.
In questo credo che stia la sfida del nostro partito. Costruire, partendo dal rispetto per storie e culture diverse, ispirazione religiosa o etica laica, nuove risposte a nuove domande, in questo sta la fatica tremenda e il fascino dell’impresa della costruzione del nostro Partito.
Un’impresa della quale l’Italia ha bisogno più che mai. Come dice Reichlin sull’Unità di oggi. Le tensioni di questi giorni, lo scontro ideologico fanno capire quali vuoti si aprirebbero senza il Partito Demcoratico, come sarebbe difficile fermare in Italia una china di imbarbarimento, fanatismi, guerre di religione, razzismo, potenziale brodo di cultura di tante svolte autoritarie. Senza un nuovo umanesimo è impossibile governare il mondo contemporaneo.
Per questo è importante far arrivare dai nostri territori, dalla nostra mobilitazione un segnale forte a Berlusconi. Il Partito Democratico è in campo, si mobilita per difendere la Costituzione che nei suoi principi fondamentali è salvaguardia prima di tutto di un patto tra grandi forze popolari che liberarono l’Italia dal nazifascismo.
Berlusconi nel suo attacco alla Costituzione, nell’usare parole gravissime dicendo che è stata scritta da forze bolsceviche, (evidentemente è ancora convinto che evocare la paura dei comunisti possa pagare in termini elettorali…) ha in mente in realtà proprio questo, portare l’attacco all’insieme di norme a garanzia del lavoro, di uno stato i cui i poteri si bilanciano, uno stato democratico e liberale.
Forse a Berlusconi non piace della Carta costituzionale il richiamo ai diritti fondamentali delle persone, i diritti sociali, alla lotta ad ogni tipo di discriminazione di razza, di sesso, di credenza religiosa.
Non piace nell’art. 32 che dà piena garanzia di cura senza distinzione di cittadinanza e condizione giuridica della persona, come è avvento con l’emendamento della Lega Nord che punta alla’abrogazione del comma 5 dell’art. 35 del T.U. sull’immigrazione secondo il quale
“L’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano.” E contro il quale si stanno mobilitando medici e associazioni di volontariato, cittadini.
Forse pensa che sia sovietica appunto perché tra i principi fondamentali vi è il riconoscimento della “pari dignità sociale”, di cui parla l’art. 3 della Costituzione italiana che fonda il diritto di ciascuna persona ad esigere il rispetto dovuto a chi possiede i mezzi per provvedere in modo autonomo alla soddisfazione dei propri bisogni materiali e spirituali, per vivere, come si usa dire, una vita degna di essere vissuta e di conseguenza la tutela della dignità del lavoro, di uno stipendio adeguato, del superamento della precarietà..
Non è un caso che probabilmente il richiamo al lavoro e ai diritti dei lavoratori deve sembrare un altro punto di attrito e di conflitto, risposta del governo alla crisi, giornate di mobilitazione che stiamo organizzando nei nostri territori.
Nono piace al capo del governo una Carta Costituzionale che disegna ruoli e competenze alle autonomie locali, perché taglia risorse e trasferimenti agli enti locali. L’Assessore al Bilancio del Comune di Livorno ha lanciato l’allarme dicendo che con un trasferimento dell’Ici pari all’86% del gettito previsto sarà difficile mantenere il livello di servizi e di garanzie per i cittadini.
Un governo, infine, che strumentalizza ed esaspera posizioni per distogliere l’attenzione dalla insufficiente mancanze di strategia con cui affronta questa crisi, per l’inadeguatezza dello sforzo messo in campo.
Abbiamo bisogno di essere in campo, costruendo luoghi di discussione e di confronto, cercando il rapporto con i cittadini che hanno dimostrato di continuare a guardare con interesse al nostro progetto basta pensare alla grande affluenza alle primarie nei comuni del nostro territorio.
Dai livelli locali, da chi ha la responsabilità del governo del territorio e del rapporto con i cittadini e della risposta da dare ai problemi che tutti i giorni si trovano ad affrontare deve partire un appello al gruppo dirigente affinché la diversità di posizioni (che pure è legittima per i casi che riguardano la sfera delle decisioni personali ed etiche) non divenga motivo di paralisi dell’azione e della proposta politica, non divenga motivo di appannamento dell’immagine complessiva del Partito Democratico, non divenga motivo per non assumere posizioni chiare sui problemi in campo.
Con l’assemblea di stasera proviamo a offrire e a misurarci su queste questioni, ritenendo che possa venire un arricchimento per la nostra azione politica.

Daniela Bartalucci – Responsabile Enti Locali PD Livorno

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